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Le partite a "bestia", le ribotte, la scampanata e le "smerdaiole"...
Com'era la comunità di Casciana Alta
Massimo Novi
22 dicembre 2004

Grazie all'attività di contatto di Piero Grassini, dopo il calo di presenze del secondo incontro, è stato possibile riunire un numero considerevole di persone presso i locali del Circolo ARCI, alle 15. Oltre a Piero Grassini, Presidente dell'Auser ed Enrico Guerrini, in qualità di osservatore del CSA Pinokkio, erano presenti: Trento Volpi, Rodolfo Del Vita, Nello Dal Canto, Gina Bigazzi, Grazietta Gorini, Fedora Susini, Alfonso Malfanti, Tersilio Mangini e Ilia Pucci.

Dato l'effetto avuto durante il secondo incontro, una volta fatta una breve presentazione di ciascuno, sono state commentate le cartoline d'epoca rappresentanti Casciana Alta di una volta. L'idea dell'incontro era quella di provare a indagare, nella memoria dei partecipanti, quali ricordi e impressioni aveva lasciato la comunità (in senso sociologico(1) ) in cui avevano vissuto da bambini e da giovani. Sono emersi molti ricordi della vita contadina di paese, dell'organizzazione sociale e delle professioni utili alla comunità: il pastore (che nella circostanza era anche poeta), il medico, la levatrice, la maestra, il prete, la monaca (smonacata), nonché la strega.

Oltre a tracciare bozzetti di personaggi che hanno vissuto a Casciana Alta, che erano conosciuti e svolgevano una loro funzione sociale riconosciuta, sono state anche raccontate le abitudini, gli usi, i passatempi. Ad esempio è stato rievocato il vecchio cantare di poesia: alcune persone, dotate e capaci di rispondere "in rima", mettevano dei bigliettini giocando i ruoli solitamente il contadino, il padrone e il fattore. Iniziavano così a dialogare componendo poesie che venivano imparate poi a memoria. Altra usanza era fare la scampanata, quando un vedovo o una vedova si risposavano: usava suonare le pentole e battere tutto quello che faceva rumore finché i paesani non venivano invitati a bere in casa dei novelli sposi; è stata ricordata la rima: "Se non ci paghi da bere, scampanata per nove sere" a cui un tale rispose "se vi mancasse uno strumento, voi suonate di fuori e io di dentro". La "smerdaiola", invece era una forma di spregio fatta da gruppi di ragazzi di paesi diversi per punire, secondo il racconto, i tentativi di "rubare" le ragazze del paese. Pare che gli usiglianesi abbiano fatto la smerdaiola ai cascianesi che insidiavano le loro donne; secondo altri racconti, erano cose successe anche negli altri paesi, ad esempio tra Ponsacco e Perignano. Uno dei passatempi preferiti era giocare a bestia, una forma di gioco d'azzardo.

Il quadro tracciato della vecchia Casciana Alta, comunque, appare quello di una comunità povera ma coesa, in cui i ruoli sociali erano fortemente predefiniti, in cui i giovani erano fortemente aggregati e orgogliosi della loro identità costretti a fare i conti con la vita semplice e la limitatezza di risorse. I sentimenti che emergono sono un po' nostalgici, con un'immagine di maggiore fratellanza anche nella miseria, mentre "oggi non ti guarda nessuno".

Le impressioni emerse dalla maggioranza dei partecipanti sono positive relativamente al progetto, per cui hanno potuto trascorrere piacevolmente un pomeriggio raccontando e ricordando come erano e quello che hanno vissuto.

(1) Nel senso utilizzato da E.R. Martini in "La Comunità Locale", Carocci.


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