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Il racconto di Casini Dino
Arriva babbo
28 gennaio 2005

La trascrizione del racconto è stata fatta nella maniera più aderente possibile al racconto orale fatto da Dino Casini all'incontro del 27 gennaio 2005 presso la Sala Parrocchiale di Boschi di Lari)

«Mi chiamo Casini Dino, sono del 1913, nato il 17 settembre. Allora, una cosa personale, vi racconto quando il mi' babbo arrivò dalla guerra. Nel 1919 io ero bimbetto, avevo sei anni passati appena, però mi ricordo una cosa, una cosa che mi rimase tanto impressa che l'ho nella mente come se fosse ieri successami. Donque, ero in casa con la mi' mamma e quattro figlioli; siamo lì in casa, eramo ragazzetti piccini l'ho detto, e da quella via sento la mi' mamma che dice "arriva babbo", la mi' mamma fa "arriva babbo, arriva babbo !" Era venuto qualche volta in licenza e me ne ricordavo bene, no? E sicché sorte fori: vedo apparire un calesse di quelli che chiamavano calessini come usavano una volta, con la pedana, e vedo che sopra a questo calessino c'è il mi' babbo vestito da militare. Però l'impressione che ebbi che l'aveva accompagnato un amico di Pontedera che si chiamava di cognome di Bargagna che, a quell'epoca, saddio che cognome pensavo che fosse. Allora scende il mi' babbo aveva il fagotto pieno di roba, ci aveva il tascapane, chiamato, pieno di roba. Scende. Questo Bargagna gira il cavallo per anda' via, e il mi' babbo fece "No, aspetta, si mangia un boccone insieme e poi vai, si beve un bicchier di vino" e allora quest'omo legò il cavallo a un ulivo. E poi il mi' babbo disse "Vieni, ho portato le bistecche, si mangia le bistecche e poi vai"; e io, quando sentii rammentare questa bistecca: "O cos'è questa bistecca?". Allora mi incuriosii di questa bistecca... E la mi' mamma, allora indaffarata, ci s'aveva le fascine secche di vichia, ci s'aveva l'arali fori che allora non era come ora... anzi, mi ricordo che al foco ci s'aveva la pentola di fagioli... mette gli arali, mette questa fascina sul fo'o, fa una fiammata e poi, quand'è bruciata tutta per bene viene - si diceva - il mucchio della brusta... poi prese il treppiedi che allora servivano per arrosti' la pulenda (si chiamava "pulenda" no, polenta); per l'appunto ce l'aveva nella madia[la pulenda]. E io dissi: "allora mette a arrosti' la pulenda". E 'nvece il mi' babbo tira fori un affare così avvortinato bianco e tira fori questi pezzi di carne e io rimasi impressionato; e chi l'aveva mai vista? E' una cosa che vi racconto vera! E la mi' mamma mette nel vassoio questi affari di carne. "questo cos'è?" "la bistecca." 'nsomma li unge per bene, mette il treppiedi su questa brusta... E io inviai a senti' quel profumo. Mi sembra di sentillo ancora. Li cosse, li mise in tavola e apparecchiò per bene. Quando mi misi in bocca quella carne mi sembrava d'avecci chissà cosa... e chi l'aveva mai mangiata la bistecca? 'un la 'onoscevo nemmeno... e mi rimane sempre impressa.»



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