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Un po' ovunque, abbiamo trovato un po' di resistenze iniziali nell'organizzazione degli incontri. Molte erano le perplessità che generavano titubanza e difficoltà a partecipare agli incontri, a venire a vedere cosa voleva dire "perché ciascuno racconti la sua storia". Per superare queste difficoltà è stato fondamentale il lavoro svolto dai "mediatori", persone incaricate di contattare direttamente i possibili destinatari dell'invito a partecipare all'incontro; sono stati Franco Bertelli per Cevoli, Nicola Cestari per San Ruffino, Renzo Comparini per Lavaiano, Romeo Dal Canto per Casciana Alta, Marisa Diari per Usigliano, Enzo Gasperini per Lari, Piero Grassini per Casciana Alta, Dino Morelli per Perignano, Mario Pugliesi per Quattro Strade, Benito Vaglini per Boschi di Lari. All'inizio sono stati inseriti articoli sul giornale e fatti manifestini attaccatti nei negozi e nei bar; il ritorno di questo tipo di pubblicizzazione è stato quasi nullo in quanto le persone che si presentavano all'incontro erano esclusivamente quelle contattate personalmente, a cui il mediatore compaesano e conosciuto da tutti spiegava in cosa consistevano gli incontri e dava in mano l'invito firmato dal Presidente dell'Auser che fungeva anche da promemoria per il giorno e l'ora dell'incontro. Occorre, oltre alla grande disponibilità dei mediatori, ricordare e ringraziare per la disponibilità i locali pubblici, privati e di associazioni, che hanno consentito l'utilizzo di una stanza in cui svolgere gli incontri: il Bar Ristorante Mucelli a San Ruffino, il Circolo ARCI di Casciana Alta, il Circolo ARCI di Cevoli, il Circolo ARCI di Lavaiano, il Circolo ARCI di Perignano, il Circolo ARCI di Usigliano, il Salone Parrocchiale ai Boschi di Lari, il Salone Polivalente della Contrada Quattro Strade, il Teatro Comunale di Lari. Non abbiamo però incontrato solo difficoltà; all'inizio traspariva un po' di perplessità e, forse, anche un briciolo di imbarazzo, ma spesso alla fine degli incontri è stato manifestato il desiderio di poter continuare, di poter proseguire questo percorso, di rendere questi incontri un riferimento stabile. In molte frazioni c'era il gusto di riassaporare quei momenti comunitari in cui ritrovarsi, in cui raccontarsi, in cui chiedere di questo e di quell'altro, della persona che non si vede da un sacco di tempo, del figlio di tizio che si è sposato, di chi è morto e di chi non si sente molto bene. In alcuni casi il progetto ha anche risposto al bisogno di momenti di incontro di persone sole, magari perché vedove, che hanno trovato in quelle poche ore uno spazio in cui parlare, in cui raccontarsi, in cui spolverare la propria dignità e stare in compagnia. Ad esempio, con grande sorpresa e grazie all'aiuto straordinario di Benito Vaglini, ai Boschi di Lari abbiamo trovato un gruppo abbastanza nutrito di persone molto motivate a partecipare agli incontri; passando per la strada che attraversa i Boschi, non avrei mai immaginato che ci fosse una così forte identità e una rete di conoscenze e di rapporti ancora così resistente. La partecipazione di Cristiano Perillo agli incontri è stata la ciliegina sulla torta: in questo modo un ragazzo dei Boschi, da poco entrato anche al CSA Pinokkio, ascoltava le storie dei boschigiani più anziani, consentendo in qualche modo che ci fosse una continuità della memoria. Ai Boschi, ma in parte è successo anche a San Ruffino, e lo ha ricordato con nostalgia anche Erbano Salvetti durante l'incontro alle Quattro Strade, le persone intervenute riassaporavano il gusto delle veglie in casa di qualche amico o conoscente, le serate trascorse al circolo con persone disparate ad ascoltare e raccontare, in quel ritrovarsi e guardarsi che ha qualcosa di antico. L'invettiva, come quella di Adolfo Martelloni a San Ruffino, è stata lanciata verso la televisione e soprattutto verso le televisioni in ogni casa, se non in ogni stanza, che contribuiscono a frammentare i rapporti, a isolare le persone, a separare in base agli interessi giovani e anziani. Forse anche da questo nasce il bisogno di momenti di incontro1. Un limite del progetto è stato quello di non aver svolto un numero superiore di incontri a tema autobiografico; al termine del ciclo dei tre incontri, spesso, si è formato un buon clima di gruppo e sarebbe stato naturale proseguire nel racconto per andare ad esplorare più approfonditamente la propria storia, raccontandola agli altri. Soprattutto a Boschi di Lari, Usigliano e San Ruffino i partecipanti avrebbero voluto continuare con gli incontri o, come è successo anche a Cevoli e Perignano, è stato richiesto di poter ricominciare prossimamente ad incontrarci. Il patrimonio di questa rete di contatti non dovrebbe essere disperso; il progetto può essere considerato come un discorso sulla storia di ogni persona e delle comunità di persone del nostro comune, un ragionamento (come si dice in Toscana) che merita di essere continuato e, speriamo, concluso. Per ora siamo arrivati appena a sapere reciprocamente chi siamo, ma il percorso di conoscenza è lungo e richiede tempi suoi, al di fuori della logica di produttività, competitività o flessibilità tanto in voga nei nostri giorni. Mi conforta e rende merito al lavoro svolto da tutti i volontari, la partecipazione spontanea alla giornata in cui il Cesvot ha inviato una troupe per fare delle riprese che confluiranno in un video promozionale dei progetti approvati con il "bando percorsi di innovazione 2003"; avremmo dovuto invitare solo alcune persone, magari selezionate per capacità o addirittura per i contenuti, per poter essere intervistate. Per non far torto a nessuno e consentire a tutti di poter partecipare, abbiamo deciso di diffondere a tutti la notizia dell'incontro in una data da noi fissata; sono arrivate circa trenta persone che hanno voluto continuare un po' del loro racconto, volendo ancora affermare di essere quella storia, questa volta non solo di fronte ai loro compaesani ma anche in presenza di altri abitanti del comune di Lari e di fronte a una telecamera. Per tutte queste ragioni, mi sembra che il bisogno di incontro manifestato dalla popolazione anziana del comune di Lari non possa rimanere inascoltato e debba continuare ad essere soddisfatto. Tuttavia non è sempre stato piacevole ricordare e raccontare. Al termine di ogni incontro, provavo a chiedere ai partecipanti come si erano sentiti nel rievocare di fronte agli altri i loro momenti belli e brutti. Per alcuni era stato piacevole, per altri doloroso, per qualcuno un momento bello in cui ripensare al passato, per altri un'esperienza da limitare per non andare a rivangare episodi che è meglio dimenticare. Ci sono stati contesti in cui è stato possibile condividere anche esperienze molto dolorose, riuscendo ad esprimere le emozioni con le lacrime, sentendosi accolti da un silenzio partecipe dei presenti, che non va a lenire il dolore né t