[s] Scelte rapide:
[c] contenuto pagina
[m] menu sito
[h] pagina principale sito
[a] Avviso ai visitatori
Premere S per tornare al menu di scelte rapide
Segue la fedele trascrizione del racconto fatto durante l'incontro tenuto al Circolo Arci di Usigliano il 4 novembre 2004:
"Uno dei miei fratelli, il più anziano, partì militare. Si chiamava Nazzareno. Fu fatto prigioniero durante la ritirata del Don. Dopo il ritiro, per salvarsi, a un certo punto doveva cercare di salvarsi in tutte le maniere. Durante l'inverno, in Siberia, buttava su un catino d'acqua e quando era in terra, gelata. Ritornò dopo, dunque, nel '46, con i piedi e le spalle congelate; vale a dire: dunque, con un agospillo nelle spalle non sentiva. Pensate che non ci fu mai la corrispondenza; come prigioniero scriveva ma non partiva la posta. Quando ci fu, poi, finita la guerra, ci fu, per alcuni mesi, tutti i giorni, il bollettino del rientro dei prigionieri. Mio fratello, prima di partire, costruì, con quattro tavolette la radio, la galena. Una cosa semplicissima, no? «Con quella lì» nostro padre, disse: «A turno, tutti i giorni, dobbiamo ascoltare il bollettino». Il bollettino, l'ultimo giorno il nome di mio fratello, di nostro fratello, non risultava; mia madre portò il lutto. Questa è la realtà. E... Dopo un annetto, forse anche di più, perchè la prigionia fu piuttosto lunga, rientrò, senza nessun avviso. Una domenica mattina si vide arrivare quest'uomo con questo cappottone che si era portato dalla Russia, arriva e quando arriva a casa fu una cosa indescrivibile. Per un mese mio fratello non uscì più da casa e non volle vedere più nessuno per la gioia di aver ritrovato la famiglia."
Per approfondire e conoscere meglio la vicenda della ritirata sul Don e la disfatta degli alpini in Russia: Nuto Revelli, La strada del Davai, Einaudi nuova edizione 2004