[s] Scelte rapide:
[c] contenuto pagina
[m] menu sito
[h] pagina principale sito
[a] Avviso ai visitatori
Premere S per tornare al menu di scelte rapide
L'ultimo incontro a San Ruffino ha ricordato molto il primo per l'arrivo della brutta stagione che si è confermata con pioggia e freddo che hanno spinto molte persone a restarsene in casa, probabilmente a vedere la televisione. Hanno partecipato, oltre ai soliti Nicola Cestari, Simona Cestari come mediatori sempre più affezionati e attenti e Tania Carangelo come osservatrice del CSA Pinokkio, Silvano Donati e Mario Mucelli.
Il racconto di Silvano Donati ha ripercorso buona parte della sua vita: "nato sulla terra" ha rievocato una brutta esperienza con il prete di San Ruffino che non volle concedergli il calesse, durante la guerra, per andare a prendere la mamma malata e trasportarla dall'ospedale di Montopoli a casa, per paura che venisse bombardato. Vicende ed episodi di lotte di classe e sociali nel "feudo" di San Ruffino che hanno portato alla formazione di una coscienza politica di sinistra, fonte di aggregazione nel paese rurale concretizzata nella nascita del circolo, inizialmente costruito in un fabbricato fatto di mattoni crudi in antitesi con il bar gestito dal padrone. Le prime lotte di emancipazione con lo sciopero dei contadini e le bestie a muggire legate all'inferriata della fattoria.
Al racconto di Silvano Donati si sono legati quelli di Nicola Cestari e Mario Mucelli, appartenenti a generazioni successive, che hanno vissuto il rapporto con la terra da ragazzini e da giovani sono entrati nel mondo dell'industria.
Il primo, da operaio agricolo, diventato metalmeccanico alla Piaggio: le lotte sindacali, il rapporto con i capi e con gli altri operai, la fatica con la soddisfazione di mantenere la famiglia con il proprio stipendio. Il secondo, partito da Baunei, in Sardegna, per approdare alla Fiat a Torino, in pieni anni '70 con il fermento politico e gli anni di piombo che infuocavano le strade; fino all'arrivo a San Ruffino con la scelta di aprire un ristorante e rimanere in questo piccolo paese della Toscana.
Lo stimolo del racconto di fiabe o novelle ascoltate da bambini non è stato accolto facilmente e pochi sono stati i racconti emersi, con molta difficoltà. E' ancora da capire se le modalità utilizzate per stimolare il racconto siano state errate oppure se quello dei "racconti intorno al focolare" resti solo un mito e non ci sia molto di significativo da rievocare; in fondo la domanda da porsi è: la narrazione era un'esperienza diffusa anche nella civiltà contadina o limitata ad alcune persone particolarmente dotate (cantastorie, musicisti, recitatori di stornelli, ecc.)?
Tra le considerazioni emerse al termine dell'incontro, ultimo della serie, c'è stata la soddisfazione per questa modalità di riunirsi, di parlare, di stare insieme; un po' di dispiacere per la scarsa partecipazione numerica. Il saluto è la speranza di poter ripetere un'esperienza simile.